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OPERA N. 1

Serie Trasposizioni, N. 001

 

Benvenuti davanti a quest'opera di Giancarlo Ciccozzi. Ti invito a immaginare di non essere di fronte a un quadro piatto, ma a un frammento di terra o di muro antico che ha deciso di farsi arte.

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Le dimensioni e la tecnica:

Dimensioni: un metro per un metro per quattro centimetri

Tecnica mista su tela cotone

Materiali: Iuta, spago, stucchi e pigmenti

Quest'opera è stata premiata al Premio Sulmona con una menzione di merito nel 2020.

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La Struttura e la Materia

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Immagina di far scorrere le dita su una superficie viva. Ciccozzi non usa solo il colore, ma costruisce l'opera come un artigiano o un geologo. La base di quest'opera è  costituita da sacchi di iuta, una tela ruvida e povera, che viene strappata, cucita e sovrapposta. Al tatto, sentiresti il contrasto tra la trama larga del tessuto e le zone dove la materia si fa dura come la roccia (dove ci sono le cuciture).

 

L’artista ha anche utilizzato un impasto di stucchi e pigmenti naturali.

 

Immagina delle "crete" che si sollevano dalla superficie: in alcuni punti sono lisce come seta, in altri sono spaccate da cretti — delle crepe profonde, simili a quelle che il sole scava nel fango asciutto dei fiumi in secca.

 

La Composizione Visiva

 

Se potessi vederla, l'opera ti apparirebbe come un paesaggio fatto di sabbia; quasi una mappa di un territorio inesplorato.

 

I rilievi: Ci sono dei solchi orizzontali e verticali che attraversano la tela. Sono come cicatrici o sentieri che guidano l’occhio (e la mano) attraverso lo spazio.

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Il colore: La tavolozza è dominata dai toni della terra: ocra, ruggine, bianco calce e neri profondi. Non sono colori brillanti, ma colori "silenziosi", che sembrano essere lì da secoli, sbiaditi dal tempo e dalle intemperie.

 

La Poetica: Il Tempo e la Memoria

 

L'opera di Ciccozzi è un inno alla resilienza della materia. Quegli strappi nella iuta e quelle crepe nello stucco non sono errori, ma simboli di vita. Rappresentano le ferite che il tempo infligge a ogni cosa, ma anche la bellezza che nasce dalla ricostruzione.

Ascoltando il silenzio dell'opera, si percepisce un senso di sacralità arcaica. È come se Ciccozzi avesse preso un pezzo di una vecchia casa contadina o di una grotta e lo avesse nobilitato, rendendo eterno ciò che è destinato a sgretolarsi.

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