Giancarlo Ciccozzi al PAN 

Palazzo delle Arti di Napoli

Analisi critica

di Rocco Zani e Antonella Nigro 

 

Ascolto e pronunciamento

 

“L’attenzione per le parole – soprattutto quelle degli altri – è un dato di ascolto quasi famelico, come se il pronunciamento si facesse allarmata sentinella di ogni benevolo – o malevolo – indizio. E’ la necessità di ascoltare al pari dello sguardo (…).

 

Tra segno e materia - La Metamorfosi 

| 14/01 - 04/2 - 2020 |

è un capoverso ragionevole per sollecitare un’indagine, ovvero per imbastire un’ipotesi di tracciato tra i tanti (…).

Da un arrangiato monologo di Philippe Daverio: “Il bello non è un problema italiano nella Storia. Gli italiani hanno una caratteristica, cercano ciò che è espressivo”.

 

Giancarlo Ciccozzi fa dell’intensità della materia l’ambientazione sostanziale delle sue ammissioni. Come “ritorte radici” di bonaviriana memoria, le opere dell’artista aquilano sembrano attingere da una tradizione espressiva per nulla remota (ma già sintesi di secolari percorrenze) per porsi poi come chiuse narranti di inediti approdi. La materia, incarnazione - non soltanto visiva – di una sentenza che, in verità, è sperimentazione processuale, riflessione orfana di paradigmi conclusivi.

Quella di Ciccozzi è un’arte che potremmo definire “immersiva” per quella volontà di stratificare, riassumere, plasmare il fiato della Storia, le sue turbolenze o i rari convincimenti.

Lui, l’autore, incide le proprie cifre sulla campitura millenaria per farsi testimoniare - tra i testimoni – di questo alito, di questo sentire, di questo stupore.

Rocco Zani

 

Giancarlo Ciccozzi propone un’indagine artistica nella quale il linguaggio espressivo più congeniale risulta un informale materico riletto alla luce di un’accurata ricerca e riproposta di materiali scelti in base alle loro specifiche caratteristiche: la duttilità e i “segreti” della carta, soprattutto antica, recante stralci di documenti e laceri di confessioni epistolari; la flessibilità di tessuti quali juta e lino, la resistenza della pietra. Tali materiali eterogenei, poveri, di recupero, naturali e artificiali, logorati dal tempo e dall’uso oppure nuovi, ma defunzionalizzati sono presentati nelle loro possibilità di trasformazione, di spostamento, di trascrizione.

L’artista considera la materia contemporaneamente nel suo significato di cosa e di segno, riaprendo così la via al rapporto dell’arte con una realtà, che ha come riferimento la materia vera e propria.

Vi è una forte identità tra la soggettività dell’artista e l’emblematicità che assume l’opera d’arte, poiché, le immagini proposte, posseggono valori estetici ed espressivi definiti e conclusi nei materiali utilizzati. I colori creati appositamente dall’artista posseggono la magia dell’autenticità, il mistero dell’origine: ossidi, pigmenti, terra, cenere, resine sono amalgamate, lavorate, essendo e creando l’opera d’arte. Nasce la serie intitolata “Trasposizioni”, lo spostamento degli elementi, concettuali e fisici, in posizione e contrasto non ordinario, differente e nuovo da quello consueto, diventa protagonista di tale ricerca, la metamorfosi quale concetto di evoluzione, rilettura e reinterpretazione diviene il fulcro dell’atto creativo. L’artista sovrappone su tela e su tavola strati di colore, misto a materiali, intervenendo con segni, graffiti, creando un effetto simile a quello di muri scrostati, memori di nuove immagini lontane dal reale, ma fortemente legate alla sacralità della natura e al symbolum.

Antonella Nigro

  • Tutti i diritti riservati 

  • Bibliografia: "Tra segno e materia - La metamorfosi", Connessini culture contemporanee, Dusly Itala, 2020

  • Organizzazione: Giovanni Mangiacapra