GIANCARLO CICCOZZI

OPERA N. 4
Serie Trasposizioni N. 004
Benvenuti davanti a quest'opera di Giancarlo Ciccozzi. Ti invito, se possibile a immaginare attraverso le mie parole la complessa geografia tattile che hai di fronte.
L’opera non è una superficie piatta, ma un vero e proprio organismo plastico. Ciccozzi lavora la materia come se fosse un elemento vivo, una terra che respira e si trasforma sotto la spinta di forze primordiali.
Tecnica e dimensioni
Dimensioni: 120 x 80 x 4 centimetri
Tecnica mista su tela cotone e telaio in legno
Materiali: stucchi e polvere di marmo, caolino, pigmento naturale, collanti speciali, resina
Anno 2023
Opera certificata e archiviata
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La Struttura: Un Dialogo tra Morbidezza e Roccia
L’artista ha creato questo scenario miscelando sapientemente lo stucco e la polvere di marmo.
Al tatto, percepiresti un contrasto continuo: ci sono zone dove la mano scivola via, levigata e compatta come una pietra di fiume, merito della polvere di marmo finissima.
Accanto a queste, si aprono improvvise fratture, solchi e increspature più ruvide, dove lo stucco è stato accumulato in strati spessi, quasi a voler uscire dai confini della tela per venirti incontro.
I Colori: L'Essenza della Terra
L'aspetto visivo è dominato dai pigmenti naturali. Non immaginare colori sintetici o industriali; immagina invece di affondare le dita nella terra bagnata, nell'argilla, nel muschio o nella ruggine.
La Luce: Poiché la polvere di marmo è cristallina, l'opera cattura la luce ambientale e la trattiene, restituendo una luminosità soffusa, mai violenta.
Le Sfumature: I pigmenti sono stesi per velature e stratificazioni. Il colore sembra emergere dall'interno della materia stessa, come se la "pelle" del quadro avesse dei lividi poetici, delle zone d'ombra profonde e dei lampi di ocra o di terra di Siena che scaldano l'insieme.
La Poetica: Il Tempo che Resta
L'opera di Ciccozzi racconta il passaggio del tempo. Le crepe che vedi o immagini non sono "errori", ma ferite necessarie. Rappresentano la fragilità dell'esistenza e, allo stesso tempo, la sua incredibile forza di resistenza. È un'arte che non vuole rappresentare il mondo, ma essere un pezzo di mondo: un frammento di muro antico, una scogliera erosa, o forse la cicatrice di un ricordo.
Ti trovi davanti a un silenzio che urla. La materia qui si fa spirito, e il marmo, ridotto in polvere e poi ricomposto, diventa la metafora di qualcosa che si è rotto e che l'artista, con un gesto d'amore e fatica, ha cercato di rimettere insieme.
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